La bellezza non è altro che una promessa di felicità (Stendhal, L’amore)

Se ci interroghiamo sul concetto di bellezza, soprattutto in un mondo ed in un’epoca dove l’aspetto e l’apparenza dominano il pensiero di molti, capiamo che dobbiamo darci una risposta rispetto a che cosa sia il bello.Audrey_Hepburn_smokes

Vediamo per esempio nell’arte che il tentativo di esprimere e rappresentare la bellezza non viene percepito da tutti nello stesso modo. Non tutti vedono la stessa cosa in un opera d’arte o la godono nello stesso modo attraverso le stesse emozioni: le risposte individuali possono essere diverse e innumerevoli. Non esiste dunque un modello di bellezza uguale per tutti. Non solo, vi sono stati pensatori e filosofi come Karl Popper e Isaiah Berlin, che hanno definito la bellezza come la felicità un’ utopia, inaffidabile e pericolosa per l’uomo. Molti intellettuali hanno sostenuto che la bellezza abbia distratto l’uomo da questioni più importanti, condannando l’atteggiamento di edonismo e frivolezza determinato dalla ricerca o dal godimento del bello. Tuttavia vi sono personaggi come Elaine Scarry, docente di estetica a Harvard, che difende il concetto di bello, sostenendo che la contemplazione della bellezza possa invece stimolarci ad un atteggiamento socialmente più aperto ed incline alle relazioni. Sostiene inoltre, nel suo libro “Sulla bellezza e sull’essere giusti”, che il bello stimoli ad un atteggiamento di equità (che è appunto bellezza), determinando maggiore simmetria nei rapporti interpersonali. Mi ci ritrovo, quando penso che la bellezza abbia il potere di allietarci, di addolcirci, di educarci, con moderazione. Scrive Oscar Wilde “La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una all’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità”.

Tuttavia sono convinta che la bellezza da sola non sia sufficiente, ma necessiti di altri elementi per poter dare valore alla persona. Non è sufficiente essere belli, anzi, per chi ha la fortuna di esserlo, spetta un lavoro non banale di cura e di sviluppo della propria personalità. Credo che uno sia il concetto di bellezza, intesa come ciò che si vede e ciò che appare, stimolo immediato, d’impatto, l’altro sia qualcosa di più profondo e sottile, che nasce dall’interno e fa riferimento a tutta la dimensione della personalità. E’ quello che chiamiamo fascino. Quel qualcosa che ha a che fare con l’intelligenza e lo stile, è qualcosa di più profondo, che va oltre l’ammirazione e rende più intrigante l’avvicinamento e la curiosità. Marcel Proust sosteneva “lasciamo le belle donne agli uomini senza immaginazione”! Pare infatti che l’uomo che ha timore di amare o di mettere in discussione i suoi sentimenti,  sia maggiormente sensibile alla (sola) bellezza. Non voglio aprire un dibattito su questo argomento, ma questo se sia vero o meno, ci fa pensare che solo il bello non chieda di mettere in atto altre risorse se non la sola ammirazione da parte di chi ci si avvicina. E a noi donne non piace essere solo ammirate per come siamo, anzi questa cosa molto spesso ci delude, ci piace essere apprezzate per chi siamo e per cosa facciamo, e come lo facciamo.

Sicuramente nel nostro immaginario i canoni di bellezza sono stati in un certo senso dettati da riferimenti remoti  proposti dall’arte e codificati dalle immagini pittoriche come la Venere di Milo, La Primavera del Botticelli, le Madonne di Raffaello o le donne sensuali di Tiziano, per ricordare i modelli femminili più famosi. La civiltà dell’immagine, attraverso il cinema, la televisione e la fotografia ha proposto modelli più realistici, ma tuttavia deteriorabili. Pochi sono quei modelli che non tramonteranno mai e sono diventati delle icone, come James Dean, una Marilyn Monroe o la mia preferita Audrey Hepburn. Chiediamoci perchè. Perchè hanno avuto quel fascino immortal, dettato da aspetti molto personali, legati alla loro persona. Pensiamo come cambiano i canoni, con la forza della moda che decreta che magro è bello, ma poi qualcuno decretrà che florido è bello, e così via; tutti questi canoni sono comunque effimeri e si consumano nel giro di poche stagioni. Pensiamo alla Mona Lisa di Leonardo, non è certo bella eppure da secoli affascina la nostra osservazione per quell’espressione, fatta di sguardo e sorriso indefinibili, ambigui e misteriosi. E’ il fascino dunque che ci sorprende, non solo attraverso gli occhi ma anche attraverso il cuore e la mente. E’ quella qualità che attiene all’intelligenza, che si manifesta attraverso la gestualità, i modi, gli sguardi, i sorrisi e le parole: è l’espressione di tutta la forza della personalità di cui il corpo ne è solo il contenitore. E’ dunque una dote che possiamo acquisire?

Io credo che il nostro compito sia quello di occuparci dell’estetica della nostra interiorità, imparando a conoscerci, a coltivare le nostre qualità, a potenziare le nostre attitudini, a misurare l’espressività, a lavorare sulla nostra unicità. Riuscire a costruire nel tempo quella compostezza, quell’accordo di elementi, quell’armonia interiore che ci rende diversi e singolari.   Quando riusciamo a fare questo, trovando quel giusto equilibrio tra ciò che siamo fuori e dentro, possiamo sostenere di essere felici.

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