Fashion & Style o Chic Style?

La scelta del nostro stile ci porta ad esprimere la nostra unicità e quindi a decidere se essere alla moda o se essere “a modo nostro”, ovvero portatori di quell’insieme di elementi che ci caratterizzano e ci valorizzano.giorgio-armani

A proposito di sile riprendo una citazione di Giorgio Armani che dice “Lo stile è eleganza non stravaganza. L’importante è non farsi notare, ma ricordare”.

Ed è verissimo! Trovare quella giusta saggia originale personale struttura fatta di fascino ma anche di saggezza. Chi ha stile non stona mai, sta bene in qualunque situazione, momento, luogo, perchè non solo indossa l’abito giusto per quel momento e luogo, ma anche perchè esprime una personalità saggia, matura, tranquilla, accogliente. Personalità fatta di atteggiamenti, portamento, buone maniere, comunicazione, cultura. Una misura in tutte le cose.

Prendo spunto da questo, per parlare di un modo di costruire il proprio stile partendo dal concetto di “Guardaroba Capsula”, che ci porta ad un modo di inventare il nostro guardaroba, partendo da una base minimalista fatta di consapevolezza e ordine, non solo nel nostro armadio, ma anche nella nostra testa. Di questi tempi inoltre è anche un modo economico, adatto a tuttte le tasche, per l’acquisto e per essere comunque ordinati, e se vogliamo, “in stile”, con dei pezzi di abbigliamento giusti, diciamo fondamentali.images

Il termine “Capsule Wardrobe” fu coniato da Susie Faux, proprietaria della famosa boutique Wardrobe nella New York  degli anni ’70, ed equivale ad un insieme di elementi essenziali di abbigliamento, che siano sempre adatti per più stagioni consecutive. Questo concetto fu poi ripreso dalla stilista Donna Karan nel 1985, quando presentò la sua collezione “7Easy Pieces” con l’obiettivo di colmare quello che lei chiamò, a quel tempo, un vuoto del mercato, con un guardaroba elegante e pratico, progettato per donne che lavorano. Questo concetto parte dall’avere una serie di capi base, 7 per l’appunto,  (“less is more”) su cui poter giocare il proprio gusto, mescolando i pezzi, ma necessita di saper scegliere cosa ci piace e cosa ci appartiene di più. Questo modo di approcciare l’abito ci spinge a esprimere al massimo chi siamo, con la più grande libertà e fantasia, creatività e originalità. Perchè sappiamo bene che noi ci esprimiamo non solo attraverso le parole, ma prevalentemente attraverso il comporamento non verbale, ciò che si vede, ciò che rivela il nostro corpo, che colori portiamo, come ci muoviamo nello spazio, che espressione adottiamo, che odore emaniamo, che cosa facciamo, ed ovviamente anche cosa indossiamo. Ma prima di parlare dei pezzi che essendo basici (almeno 2 paia di pantaloni, un vestito, una gonna, una giacca, un cappotto, una maglia, due paia di scarpe e due borse) non possono mancare nel nostro armadio e con i quali noi possiamo creare ogni giorno outfit diversi, è importante considerare alcuni aspetti.

  • Definiamo il nostro stile:  chiediamoci quali sono i capi che ci piacciono di più perchè si adattano meglio al nostro corpo, alla nostra struttura, ai nostri gusti: tipologie di forme, tipo di tessuti, i colori, i materiali.
  • Impariamo a selezionare: decidiamo cosa vogliamo tenere e cosa vogliamo buttare. Cosa ci appartiene perchè ci piace da morire, perchè amiamo indossare, perchè ci fa stare bene e ci appartiene. Lo stesso vale per ciò che non fa più per noi, non è più coerente con chi siamo oggi, nel qui ed ora, non solo ciò che non è più di moda (anche se per chi è più fashion “ci sta”), ma tutto ciò che non è più attuale per noi. Il riordino aiuta anche la nostra mente, ci aiuta a non sprecare tempo e risorse, e a rimettere mano ad emozioni e pensieri. (da leggere “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo).
  • Pensiamo quindi alle categorie: pezzi sopra, pezzi sotto, capispalla, abiti, borse, scarpe e ragioniamo sulle destinazioni, cioè sui luoghi in cui trascorriamo il nostro tempo (lavoro, casa, tempo libero, palestra) perchè questo ci permetterà di centraci meglio sulla creazione degli outfit per tutte le occasioni. La capsula, cioè “l’assemblaggio” dei pezzi (quella maglia con quel pantalone, quella gonna con quella camicia, quella scarpa con quell’abito) che molte blogger consigliano di creare, anzi di progettare  in anticipo in modo da avere pronta per non perdere tempo ed andare più rapide al mattino, o in varie occasioni, sarà comunque il risultato di scelte personali. Forse questo sistema potrebbe educarci anche nei confronti dello shopping e soprattutto in quello che possiamo chiamare compulsivo o inutile, perchè questo tipo di approccio logico anche se creativo, ci insegnerà ad essere più lucide nello scegliere razionalmente cosa acquistare, senza perdere quel gusto eccitante che alcune di noi provano quando comperano. Ma dal momento che non siamo tutte uguali, questo approccio potrebbe aiutare anche quelle persone che non amano fare shopping perchè vestire non è un divertiemnto ma una necessità, il giocare con i colori non è un piacere ma una noia. Avere così già pronti alcuni outfit diventa un grosso risparmio di tempo e di energia.
  • Giochiamo con i colori: per fare in modo che gli elementi siano intercambiabili dobbiamo tenere conto  della gamma dei colori. Possiamo pensare che la nostra palette (scala dei colori: toni scuri, neutri e accesi) sia fatta dei colori personali, quelli che scegliamo perchè hanno a che fare con la nostra persona, quelli che ci piace portare, quelli che scegliamo quel giorno in sintonia con il nostro umore. Non solo quelli che ci piacciono di più, i freddi piuttosto che i caldi, ma anche quelli che si adattano meglio al nostro incarnato,  al colore dei capelli e degli occhi.

Inoltre, ricordiamoci che l’abbigliamento è un potente mezzo di comunicazione, perchè è una forma di auto espessione molto significativa. Cosa indossiamo dice qualcosa di noi, del nostro lavoro, non solo nel “dress code”, ma anche nelle situazioni informali,  pertanto la scelta giusta per il momento giusto, non è la solita frase fatta ma è molto vera. E’ importante saper scegliere, solo noi lo possamo fare, non lo possiamo delegare alla commessa, al nostro compagno/a o all’amica/o,  e non avrebbe senso seguire meccanicamente cosa decreta la moda.  Gli outfit sono risposte alle situazioni sociali, quindi in ogni occasione ha senso avere un certo tipo di abbigliamento coerente, adatto, pertinente, a volte necessario. Inoltre, sarebbe saggio e sano poter capire che cosa sia più calzante per la nostra struttura corporea e questo va oltre a qualsiasi tendenza, firma e costo per l’abito che indossiamo. E’ necessario conoscere le nostre forme per saperle valorizzare trovando un modo che non ci faccia essere ridicole. La consapevolezza e la fiducia in questo senso sono acessori importanti. Essere elegante e non fashion, quindi, non dipende da ciò che indossiamo ma dalla predisposizione naturale ad esserlo, quindi mi verrebbe da dire che dipende da molti fattori personali, che se armonici ed equilibati con la nostra persona, esprimono quel giusto senso di carattere. Honorè di Balzac sosteneva che l’eleganza è “la scienza di non far niente come gli altri, ma sembrando che sia fatto così come fanno gli altri”. Trovare quel modo per non essere confusi, per non omologarsi nella massa, per distinguersi attraverso la nostra naturale originalità, non è banale ma è fondamentale, senza essere eccentrici. Si accompagna a tutto questo la postura, il portamento, l’andatura, il modo in cui ci muoviamo nello spazio e come ci sentiamo quando siamo per strada, tra la gente, negli spazi aperti e in quelli chiusi. Proviamo a farci caso, contattiamoci mentre camminiamo, ascoltiamoci dentro, mentre spostiamo i nostri piedi e teniamo la schiena in un certo modo, osserviamo dove e come teniamo le mani, e dove guardiamo. Un’ultima cosa ancora. Non perdiamo di vista l’atteggiamento, le maniere,  le buone di un tempo, si chiamano oggi comportamento sociale che dipende da come parliamo, quanto ascoltiamo,  dal tono della nostra risata, da come mastichiamo il chewing-gum, da come sorridiamo, da come incontriamo o evadiamo lo sguardo dell’altro, da come rispettiamo gli spazi e confini intimi,  personali, pubblici e sociali, da come stiamo al mondo.

 

 

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