il mio guardaroba capsula è il mio modo di stare al mondo.

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La teoria della capsula, è un grande invito alla selezione, alla moderazione e all’allenamento al “less is more”, inteso come equilibrio, in tutte le cose.

Sono una fanatica dello shopping, ci sono periodi in cui mi stimo perchè sono moderata e non compero nulla, altri in cui non so come tornare a casa piena di pacchi e borse per gli acquisti decisamente “smodati”. Eppure il senso di soddisfazione che provi quando ti regali qualcosa è superiore al senso di colpa che provi quando hai acceduto! Ogni volta ti convincerai che non ci sarà una prossima e che la prossima sarà il più lontano possibile. Ma poi ci sarà sempre quel giorno in cui il lavoro non è andato come avresti voluto, la discussione con quella persona ti ha deluso, c’è dunque un sottile senso di insoddisfazione o di nervosismo che ti spinge a gratificarti, a volte anche con una sciocchezza. Ci sono anche sensazioni positive, di gioia e benessere che ti spingono a comperare, per rispondere a quel bisogno/desiderio di darti piacere, ma credo siano più spesso i “down” motivo di ricerca di compensazione.

Il concetto di “less is more” proviene dal mondo dell’architettura di lingua inglese e significa letteralmente “meno è più”. Si tratta di un grosso cambio di paradigma perché se un tempo si credeva che le grandi imprese architettoniche dovessero essere opulente e sfarzose, oggi invece si è giunti a pensare che il miglior risultato si ottiene quando il prodotto è essenziale e perfetto per le sue funzioni. La paternità della frase è di Ludwig Mies van der Rohe, architetto e designer tedesco  (l’ideatore del famoso Padiglione di Barcellona, 2010)  che utilizzò questo principio per un’architettura  che non guardava allo sfarzo e alla complessità delle sue forme, ma al risultato. Questo principio poi è passato al design industriale, ha ispirato prodotti tecnologici come quelli di Apple e l’abbigliamento nelle linee di Prada e Armani. Minimal dunque non vuol dire semplice, proprio perché questo concetto punta molto sulla competenza di sapere scegliere cosa sia essenziale e togliere ciò che sia superfluo. Essenziale dunque non è sinonimo di poco. Lo stesso vale nel nostro stile. Oggi nell’acquisto certamente ciò che stimola non è di certo ciò che ci serve, il necessario. Quante paia di scarpe abbiamo nella scarpiera? È assodato dunque che i nostri acquisti non avvengono per necessità ma per piacere, gusto, passione, divertimento, a volte, anche per dipendenza. L’importate è che, comunque, la scelta sia qualcosa di importante per noi, di essenziale.

Tuttavia, l’essenziale ha a che fare con l’essenza, appunto la sostanza o meglio,  come  o comunque diceva Artistole, é “ciò per cui una certa cosa è quello che è, e non un’altra cosa”.

L’essenziale dunque è quel qualcosa di assolutamente nostro e inconfondibile, quel qualcosa che noi possiamo scegliere, costuire, potenziare, governare, difendere, che richiede la capacità di scelta, nel rispetto di chi siamo e di chi vogliamo essere, prima di tutto. Partendo da questo concetto, credo dovremmo acquistare sempre quelle cose, oggetti, vestiti, libri, musica, film, cibo, in linea con la nostra personalità, e scegliere quelle dimensioni che orientano la nostre esperienze, lavoro, amicizie, sport, tempo libero, vacanza, in linea  con la nostra persona, ovvero con tutto ciò che definisce la nostra singolarità. Questo  ci chiede lucidità e consapevolezza.leesis

Quindi, la mia costruizione del guardaroba capsula è fatta di 30 pezzi, che sono elementi indipsensabili e che credo, non possano mancare in un armadio femminile, o comunque nel mio, che mi  permettono di sentirmi adeguata in molte situazioni, con uno stile personale con il quale giocare ogni giorno. Questo riflette il mio modo di stare al mondo.

  1.  un cappotto classico
  2. un impermeabile
  3. una giacca con gilet interno di pelo rigorosamente sintetico
  4.  un blazer nero
  5. una giacca machile  blu con toppe sui gomiti
  6. una giacchina corta grigia monobottone
  7. una giacca pesante doppiopetto
  8. un pantalone a sigaretta nero
  9. un pantalone largo Gaucho (a forma A)
  10. uno  skinny jeans
  11. un pantalone bianco
  12. un tubino nero
  13. una gonna a matita
  14. una t-shirt bianca
  15. un top di seta
  16. un gilet tipo uomo in seta o in materiali particolari
  17. una camicia bianca non tradizionale
  18. una camicia nera morbida over
  19. una blusa lunga con stampa
  20. un maglione in cashmere
  21. un maglioncino grigio corto
  22. una tuta jumpsuit lunga
  23. una giacca di pelle  con cerniera
  24. una giacca di pelle ” il Chiodo”
  25. un décolleté nero alto, rigorosamente tacco 12
  26. uno stivale
  27. una sneaker
  28. un tronchetto
  29. una borsa grande
  30. una borsa a mano

I colori che amo sono decisamente il nero e il bianco, preferisco vestire di nero la sera, adoro la pelle, il total black e i materiali simili. Osare il bianco anche in inverno non mi dispiace. Adoro i colori della terra, quindi i marrone, il cuoio, il miele e le sfumature del cammello fino al beige. Vestire con questi colori in certe occasioni, mi fa sentire più ancorata al terreno e più sicura. Li indosso quando ho bisogno di concretezza e molta aderenza alla pragmaticità. Mi piace e porto con moderazione il giallo, limone, zafferano o senape. Personalmente non amo il rosso, lo indosso raramente, mi piace solo in qualche sfumatura, nei dettagli o negli accessori. Questo colore mette molto al centro, è visibilie ed è focoso. Per quanto mi senta abbastanza sicura nello spazio, non amo stare sulla scena e al centro dell’attenzione. Adoro i rosa, dal fucsia, rosa pastello, al cipria, nel mio armadio non mancano camicie, bluse e maglie dai colori tenui. Li indosso quando sento il bisogno di confermare o valorizzare la mia femminilità, o in quelle giornate in cui so che l’essere più delicata, affettuosa e accogliente, potrebbe favorire quell’incontro o il raggiungimento dell’obiettivo, dunque il colore con cui mi esprimo in rosa, avrà la sua fuzione facilitante. Tutti i miei costumi sono fucsia, si combinano con la voglia di felicità, di aria, acqua, sole e caldo. Adoro il viola che torna alla grande in questa stagione sulle passerelle, da indossare qualche volta con umore profondo e sentimento romatico. Il denim mi piace totale, in tutti i suoi lavaggi e sfumature, è bello da indossare quando viaggio, quando sono curiosa e alla ricerca di qualcosa di nuovo. Mi piacciono le stampe e i tessuti check allover come le righe, i fiori, e moltissimo i pois. Mi piaccino le tute, che trovo un indumento molto maschile ma da portare con scarpa rigorosamente alta e femminile, magari con orlo molto corto e calzino prezioso in vista. Usare elementi maschili mescolandoli con pezzi estremamente femminili è il gioco che più mi piace, nel vestire. Mi piace e porto parecchio il verde ma solo nella versione bottiglia o militare, mi piace perchè mi ricorda il colore della natura e delle sue sfumature profonde e tranquille, che mi trasmettono senso di pace. Adoro le microgiacche, tutte in generale, dal blazer, alla giacca di pelle in particolare, mi piacciono aderenti, con lunghezze sopra i fianchi. Le camicie invece non mi piaccono tradizionali, mi permetto di comperarne una nuova solo quando ha un particolare speciale, le adoro over, larghe, ampie, morbide. Mi piace portare gli orecchini spaiati, quasi sempre li indosso diversi, anche quelli lunghi che mi piacciono solo se sono asimetrici e differenti nei colori. Adoro i cappellini, i beanies in tutti i materiali, dalla felpa alla lana. A volte coprire il capo, oltre a quando è freddo, mi fa sentire più al sicuro.

Insomma, mi piace giocare con i colori, i materiali, gli accessori, anche se al mattino preferisco indossare cose comode e adeguate all’ambiente o alla situazione nelle quali dovrò lavorare. Per me vestire e scegliere come accoppiare gli abiti, gli accessori, la calza, la borsa, non è banale, mi diverte e mi mette in quella dimensione piacevole in cui la scelta di quel particolare, rappresenterà non solo il mio stile, ma anche il mio umore, ed ovviamente sarà una mia risposta sociale. Essere se stesse/i  in ogni luogo è la base di una buona autostima, sulla quale sarà più facile coltivare il senso di benessere. Essere adeguati e coerenti, eppure se stessi, credo sia la chiave del nostro successo. Questo chiede di porsi delle domande trovando le giuste risposte, dentro il nostro mondo interiore, non copiando, non usando ricette, non assumendo modelli che non ci appartengono, non rispondendo meccanicamente alle aspettative degli altri, non agendo per compiacere. Usare spesso questa tecnica e praticarla, ovvero chiederci il più possibile se stiamo facendo qualcosa per noi, se stiamo agendo risponendo ai nostri valori, rispettando i nostri bisogni, gusti,  ci aiuterà a diventare più consapevoli. Usare inoltre corpo e cervello, ci permetterà di sentirci bene, permettendo alle due dimesioni di esprimersi, anche se talvolta con linguaggi diversi, ma se ascoltate, sapranno danzare in armonia, con il giusto ritmo, con i giusti equilibri. Ci saranno spazi per la ragione e spazi per la pancia; a volte, non è detto che una prevvarrà sull’altra, entrambe vanno accolte con gentilezza, per poi capire se sia più utile cogliere il senso della ragione o quello del cuore. Credo che la condizione di serenità e armonia avvenga quando abbiamo controllo sulle nostre tendenze, sulle nostre spinte, fatte di cuore o di ragione , ma anche quando abbiamo il coraggio di lasciare andare, accadere, emergere queste forze, queste energie, permettendo loro il tempo di esplicarsi. È l’avere pazienza. Questo probabilmente ci permetterà di essere consapevoli, cioè coscienti di ciò che ci accade quando risponderemo ad uno stimolo e pertanto più sicuri e più controllati. Il controllo dunque non sarà un modo per reprimere o contenere ciò che proviamo, ma una dimensione di padronanza, che deriva dal conoscerci, dall’osservarci, dal sapere ad esempio, cosa proviamo quando qualcuno che in coda con noi alla cassa del supermercato, ci passa davanti, per poi decidere che cosa sia sensato fare (tacere o parlare). La scelta più efficace dipende dal grado di attenzione che abbiamo riservato alle nostre emozioni (ho provato rabbia, indifferenza, imbarazzo?) e alle conseguenti sensazioni (tensione, rilassamento, impaccio?) ovvero a quel sentire dentro, che chiede ascolto profondo, cura e autoaccettazione, per poi uscire dando origine ad un comportamento, che a me piace chiamare sano.

<<lasceremo alle donne la possibilità di fare molte cose con lo stesso accessorio, il piacere di pensare che non si è obbligati a cambiarsi ad ogni occasione. Perché crediamo che la femminilità venga dal proprio essere e dal modo di interpretare la vita>> (Carmens, marchio italiano)

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