I buoni propositi per il nuovo anno: punto uno, la Felicità.

6c77181971dfe4f9e3f2047248927f3bCon l’inizio del nuovo anno prendiamoci uno spazio per abbozzare il progetto che ci vedrà autori delle piste che intraprenderemo, protagonisti delle nostre vite e non spettatori di ciò che ci accadrà.

L’anno precedente è volato, nel bene e nel male è stato rapidissimo e questo, mi porta a credere che sia sempre più importante e necessario sapere dove vogliamo andare e cosa desideriamo fare, come vorremmo stare, fedeli al fatto che l’obiettivo è il nostro benessere. Non credo alla fortuna né alla teoria secondo cui nasciamo con la predisposizione al benessere, quanto piuttosto che, questa condizione derivi sicuramente da una base, determinata in parte  dalla personalità, ma sia soprattutto risultato di uno specifico lavoro di sviluppo personale. Se volessimo rintracciare le dimensioni che ci permettono di dare un peso al nostro stato di benessere, potremmo soffermarci su quelle che i protocolli di ricerca definiscono come indicatori generali. Queste dimensioni hanno a che fare con le emozioni, e ci chiedono di riflettere sulla frequenza di emozioni positive e negative provate in un tempo, ad esempio in una settimana, seguono le relazioni positive definite come la presenza di persone che ci fanno bene, di cui ci fidiamo e con le quali condividiamo il nostro tempo, non meno importante lo scopo ed il significato della vita, che ci chiede di sapere che cosa abbia senso e significato per noi, per selezionare e orientarci nel nostro cammino, ne deriva la soddisfazione personale, ovvero la percezione soggettiva positiva nei confronti della nostra vita, che racchiude un vasto universo fatto di relazioni, lavoro, amicizie, amore, impegno, interessi, e molto altro ancora, a cui si collega la crescita personale, intesa come la possibilità di sviluppare tappe e progredire, mettendoci in discussione, e rivedendoci di tanto in tanto, se necessario, apportando dei cambiamenti, pertanto si aggiunge l’auto accettazione, condizione importante per avere cura di noi, accogliendo anche le mancanze, anche quello che non ci piace di noi, ma che fa parte della nostra natura, della nostra storia, dei vissuti personali.

Gli studi dimostrano che altre caratteristiche possono influenzare un modello di benessere, pertanto chi riconosce di possedere in parte o in toto questi tratti dovrà lavorare con meno fatica rispetto a chi ne è distante, e potrà decidere se rinunciare o se persistere per giungere a questo traguardo.

Sapersi entusiasmare difronte alle cose, alle situazioni, agli stimoli, ci porta a godere di quella cosa, a gustarne la sua essenza, a provare emozioni positive e trovare maggiore motivazione a mantenere quella dimensione, quindi a cercare il modo per starci il più possibile. Il saper esprimere il proprio pensiero, diritto ed emozione, difendendo la nostra posizione non attraverso l’uso dell’arroganza o dell’aggressività ma nel rispetto della persona o della situazione con la quale ci stiamo confrontando, ci farà sentire bene. Siamo assertivi dunque quando  sappiamo dire quello che pensiamo, il più delle volte è la capacità di essere liberi, ma corretti, nel testimoniare la nostra vera intenzione nelle situazioni anche scomode o spiacevoli, evitando di subire o di rinunciare, e di uscire poi dalla porta con quel profondo senso di frustrazione per non essere stati ascoltati, oppure delusi per aver partecipato ad una battaglia e non ad un confronto senza armi. Quando ci accade, chiediamoci se noi per primi, abbiamo rispettato le nostre condizioni e ci siamo fatti ascoltare in modo corretto e sincero. La comprensione altruistica ci permette di contattare e prendere-con noi l’altra persona, e di accettarne il pensiero  anche quando si discosta dal nostro. Ecco una valida tecnica di mettere in atto la tanto discussa empatia, verso la quale tutti ci sentiamo capaci di agirla, ma poi non sempre siamo davvero bravi ad usala, quando sarebbe utile. Per capire l’altro ho bisogno di comprenderlo e dargli spazio, per prima cosa rispettando il suo pathos, accettando spesso  che ciò che mi dirà non sarà quello che avrei voluto sentirmi dire. Il confronto con l’altro, mi chiederà di accettare lo scambio, non necessariamente il paragone, e quindi anche i limiti che potrò scoprire in me, senza per questo sentirmi inferiore e ingaggiare  quelle dinamica nella quale spesso ci veniamo a trovare. Spesso il vivere il confronto come una competizione non mi permetterà di accettare l’esperienza a pieno,  anche come modo per conoscermi meglio e capire che cosa mi accade quando mi confronto con l’altro. Del resto, non sarà facile avere sempre il palcoscenico a disposizione come unico attore, e se così fosse, non sarebbe facile poter pretendere il diritto della libera interpretazione della mia parte in modo autocentrato, così nel lavoro in modo particolare, che nella vita sociale e nelle relazioni. Ma dipende da chi sono e da come intendo vivere la vita: gareggiando, spinto dalla voglia di essere sempre e in ogni condizione il numero 1 o rispettando me stesso, partecipando con coraggio, e sapendo sostenere il gioco, di squadra, o di coppia, accettando anche di essere talvolta il numero 2?

Credo che tutte queste riflessioni ci conducano a vivere la nostra vita in modo personale e unico. Inoltre ci permettano di capire il senso che per noi ha la nostra vita, vissuta da artefici della nostra felicità. Un altro concetto non astratto e tanto dibattuto che richiama il titolo del mio pezzo di oggi. Il mantra dei miei giorni è infatti “desidero che il mio anno sia felice”. Ma che cos’ è la felicità? Ricordo un video bellissimo di Roberto Benigni che è girato lo scorso anno sui social (… e anche se lei si dimentica di noi, noi non dobbiamo mai dimenticarci di lei…) guardatelo, perché ha un potere contagioso molto forte! Non è uno stato ma un’abitudine, mi sentirei di dire. Credo sia una pratica che vada eseguita ogni giorno, coltivata con pazienza e costanza, io a volte la definisco in sintesi  “una relazione con la vita”. Quindi è il primo importante rapporto con noi stessi che come tutti  i rapporti, chiede attenzione e continui aggiustamenti, piccoli cambiamenti, prove e osservazioni, adattamenti e interpretazioni. Deriva molto dalle lenti con le quali leggiamo ciò che ci accade e dal nostro modo di stare al mondo. Di tutto ciò che ci accade noi possiamo leggere e interpretarne il significato ed in base alla modalità con cui lo facciamo deriverà la condizione con cui affronteremo le prove, le sfide, le responsabilità. La modalità di lettura, l’interpretazione, le lenti, o meglio il colore delle lenti, dipende in primo luogo da come io sto come me stesso, da quanto mi voglio bene e secondariamente dal grado di gratitudine verso la vita, da quanto sono in sintonia con essa. E tutto questo dipende in primo luogo dall’uso della nostra mente, la sua qualità dipende dai nostri pensieri.

Dunque è dalla pratica deliberata della felicità che possiamo iniziare a riprogrammare la nostra mente. Ricordiamoci che la mente è un campo energetico che cambia continuamente, e che attrae ciò che vuole: pensare negativo, significa vedere negativo e attirare negatività. Il significato di ciò che ho pensato è nel momento presente. Più il mio pensiero è consapevole, personale, intenzionale più sarà manifesto e focalizzato. Trasformiamo la nostra attenzione verso il positivo, che non significa vedere rosa anche dove è nero, ma implica la capacità di vedere il nero oltre la sua unica sfumatura, provando ad allargare le prospettive. E proviamo a rimanere focalizzati,  a distaccarci (il distacco è uno spostamento da uno stato ad un altro) dalla negatività, trasformando l’attenzione verso una visione diversa, più ampia, migliore. Il nuovo anno richiama ad una “pratica igienica mentale”, che  deve convincerci che la partita la giochiamo solo noi, in noi stessi. Il perimetro del campo di gioco è la nostra esistenza: proviamo a prendere in mano la nostra vita cercando di ottenere non sempre per forza una vittoria, ma a praticare un gioco con onore, consapevolezza e coraggio. Voglio vivere il mio viaggio con questi principi!

“Dobbiamo perciò stabilire che cosa vogliamo e perseverare nei nostri propositi. Un piccolo passo verso la Gioia di Essere” (questa è la fine del pezzo tratto da “Lettere a Lucillo”. Origine ed essenza della vera gioia. Seneca. Libro III, Lettera II)

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